Alieni: gli umani sono tra noi! – Come li cerca l’essere umano

Questo argomento si riallaccia, seppur parzialmente, a quello trattato la settimana scorsa. Cosa o chi l’essere umano stia cercando all’interno dello spazio aperto è un vero mistero persino per gli addetti ai lavori. Soprattutto loro, gli scienziati, si ritrovano per le mani una vera e propria patata bollente, condita da interrogativi e nulla più. In linea di massima, possiamo tranquillamente affermare di essere alla ricerca di figure umanoidi, simili in tutto e per tutto alla nostra specie. Infatti, la scienza è orientata in questa ricerca nella scoperta di pianeti, più o meno lontani dalla nostra terra, molto simili a quello da noi abitato. Si ricerca un sistema fotocopia di quello solare, dove le distanze dalla fonte di luce e calore è considerata zona abitabile, atta a ospitare la vita così come la conosciamo. Inoltre, forse punto meno preso in considerazione, questo stesso pianeta deve essere affiancato da una corazza in grado di evitare l’impatto di corpi celesti vaganti in quel dato sistema. Insomma, non solo tutto deve essere una perfetta copia del nostro essere, del nostro mondo e dell’interno sistema solare che ci ospita, sembra si ricerchi anche una esatta copia di Giove, astro celeste protettore della terra dai proiettili vaganti chiamati asteroidi. Sebbene questo punto di partenza sembra in tutto e per tutto ragionevole, la Teoria della relatività di Albert Einstein arriva a far crollare, anche in questo campo, quelle poche certezze che la scienza ha in merito alla questione. Il nostro status, genetico o fisico che sia, non è una prerogativa della vita. Ne abbiamo miriadi di esempi qui sul nostro pianeta. Quante forme di vita si sono adattate laddove la vita stessa non avrebbe avuto motivo d’essere? Persino l’uomo, nel suo lungo cammino di evoluzione, ha subito questo tipo di processo. Come ci spiega Piero Angela nel suo saggio dal titolo Tredici miliardi di anni. Il romanzo dell’universo e della vita, tutti noi discendiamo dalla stessa prima donna Sapiens, nata e vissuta in Africa, quindi di colore, così come l’adattamento della vita in quei luoghi ha plasmato il fisico umano. Lo stesso ha mutato alcune delle sue caratteristiche proprio per poter vivere al meglio in quel dato luogo. Alla luce di ciò, cosa ci fa pensare che esseri dotati d’intelletto, di capacità di pensiero, in grado di organizzarsi, evolversi, e, nel corso del tempo, capaci di progettare tecnologie avanzate, non abbiano svolto la loro evoluzione in un mondo completamente diverso dal nostro? È questa la domanda che dovrebbe essere posta, senza limiti di forma, ecosistema, distanza. Se c’è un essere pensante là fuori, dobbiamo essere pronti a cercarlo laddove nessuno lo cercherebbe mai. È forse questo l’errore commesso nelle ricerche affrontate in merito?

Armando

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