Crea sito

Teoria sulla lettura

Vorrei che tutti leggessero,
non per diventare letterati o poeti,
ma perché nessuno sia più schiavo

Gianni Rodari

È con questa frase di Gianni Rodari che ho voluto aprire questo mio primo saggio dedicato alla lettura. I libri mi hanno cambiato la vita. Eppure, per buona parte di essa, sono stato lontano da loro, “costretto” a leggere solo quelli comandati da scuola e università. Mi potreste chiedere del perché si è venuta a creare questa situazione. Ne avete tutte le ragioni, quindi vi racconto in breve i fatti. Sin da piccolo sono stato attratto dalla lettura. Al Topolino, che saltuariamente leggevo, preferivo di gran lunga Dylan Dog. Quelle storie di certo mi spaventavano, avevo tra i 7 e i 9 anni, ma erano in grado di farmi salire l’adrenalina alle stelle. La cosa mi piaceva. Andava tutto bene fino a quando, una mattina, la mia maestra di matematica non ha messo gli occhi sulla copertina di uno dei numeri che, maldestramente visto l’epilogo, portai con me a scuola. La copertina mostrava Dylan circondato da mostri di tutti i tipi, questo lo ricordo bene. Iniziò a urlare, a dirmi che ero pazzo a leggere questa robaccia. Provò a strapparlo senza riuscirci. Eppure la mole da maciste l’aveva. Piccola, tozza e con i baffi di Hulk Hogan. Fallito quel tentativo, l’accartocciò, gettandolo nella spazzatura. La predica continuò per un po’ fino a quando non venne convocata mia mamma. Cosa le disse non lo ricordo. Quello che so è che da quel momento non mi azzardai più a scegliere una lettura. Probabilmente rimasi traumatizzato da quanto accadde all’ora. Non ricordo se il fiocco sul mio grembiule azzurro fosse rosa o rosso. Da allora trascorse più di un decennio prima di riprendere in mano una lettura autonoma. Teoria sulla lettura vuole aprire una porta verso quei libri scelti in completa autonomia. Quello successo a me non deve capitare a nessun altro. Siamo tutti liberi di leggere quello che più ci piace, che è di nostro interesse. Nessuno può permettersi azioni di questo tipo. Già da tempo meditavo la possibilità di pubblicare integralmente questo lavoro. Chi il blog lo segue da un po’ sa bene che la mia Teoria sulla lettura è stata pubblicata a puntate qualche tempo fa. Racchiuderlo in un unico testo, in modo da dare la possibilità di leggere tutto d’un fiato il suo contenuto, è stato un qualcosa di naturale. Per il momento ho preferito far uscire questo lavoro solo in formato digitale, con la possibilità del cartaceo magari tra qualche tempo. Il suo prezzo è modico, solo 0,99€, più una cifra simbolica che altro. Trovate Teoria sulla lettura su tutti i migliori store online:

Amazon         Mondadori                Kobo

IBS                  Youcanprint               Google play

Lascio a vostra disposizione un estratto in modo da presentarlo al meglio. Spero possa essere d’aiuto a chi come me avuto problemi simili. E voi adulti, si dico a voi. Aprite gli occhi una buona volta, lasciate in pace chi sceglie un buon libro come amico, di qualsiasi genere sia.

Buona lettura!

 

INTRODUZIONE

 

La lettura

 

 

La lettura, questo universo meraviglioso! È stato il punto di svolta che mi ha permesso di cambiare molto. Ho iniziato a farmi qualche domanda sul perché io non sia stato attratto da essa sin dall’infanzia. Tutte le risposte, a conti fatti, sembrano intrecciarsi in un unico punto: indifferenza da parte di scuola e famiglia su un tema chiave, un’attività necessaria per la crescita di un individuo. Volente o nolente purtroppo è la verità. Al tempo in cui frequentai le scuole elementari, medie e superiori, nessuna maestra o professore si prese mai la briga di conoscere meglio i suoi alunni. Si spiegava, si leggeva, si scriveva e si interrogava, il tutto portato avanti quasi per inerzia, in modo da concludere l’anno senza grossi intoppi, in compagnia dei testi scolastici a noi assegnati. Se un minimo di interesse c’era nei confronti della lettura, dopo aver espresso la mia opinione in merito, la risposta del docente di turno era all’incirca questa: “Devi studiare! Lascia perdere queste sciocchezze!”. Come si può pretendere che un individuo in crescita si appassioni a un qualcosa quando chi rappresenta l’autorità (o dovrebbe rappresentarla a questo punto) si pone in una maniera ferma, ma allo stesso tempo distaccata, su un tema chiave come questo? Credete sia giusto demolire la passione di un bambino/adolescente? Una situazione simile sembra accadere anche tra le mura casalinghe, dove la frenesia della vita fa perdere di vista i reali bisogni, soprattutto quello di ascolto, dei componenti più piccoli del nucleo familiare. Questi, notando il disinteresse, optano per un atteggiamento a doppio binario: o si rinchiudono all’interno delle mura del loro castello, continuando a portare avanti il loro interesse o, nel peggiore dei casi, abbandonando quella strada, optando per un qualcosa che li faccia sentire apprezzati, magari assecondando il piacere di un genitore piuttosto che il proprio. Fortunatamente, ho notato un cambiamento negli ultimi anni. Vedo insegnanti pronti a coinvolgere gli studenti, disponibili nell’ascoltare e capire quali siano le loro passioni in merito, invitandoli alla lettura. Questo nuovo modo di agire, da parte dell’istituzione scolastica, riaccende un barlume di speranza che non è da sottovalutare. I ragazzi non possono far altro che incentivare la loro passione vedendo questa apprezzata da chi rappresenta la conoscenza, quelle figure che frequentano per gran parte della giornata, che li traghetterà nel mondo degli adulti. I genitori del nuovo millennio, al contrario, a parere di chi scrive, hanno molto su cui lavorare. Dovrebbero farsi un esame di coscienza in merito, in quanto risultano, soprattutto nei confronti delle nuove generazioni, più assenti che mai. Da queste mie considerazioni, nasce quella che ho ribattezzato la mia Teoria sulla lettura. Il testo che segue affronta in maniera specifica tutto l’universo che gira intorno all’argomento. Cercherò di proporla nella maniera più semplice possibile, in modo da poter iniziare su di essa una discussione costruttiva con chiunque voglia confrontarsi con quello che penso. Non abbiate timore nell’esprimere le vostre opinioni, le vostre impressioni, solo discutendone tutti insieme riusciremo a venire a capo di una questione importante per la crescita di un bambino.

Armando