Contaminazioni vampiresche. Puntata 1: Italia anni 60’

Il successo della figura del vampiro sembra andare oltre la sua rappresentazione diretta. Spesso il vampiro è un “Vampiro nascosto”, come ricorda Sergio Arecco. Alcuni registi sembrano essere rimasti incantati, quasi fossero in balia del vampiro, affascinati dalla possibilità d’inserire nelle loro pellicole alcune caratteristiche che identificano il non – morto. Ne abbiamo un esempio molto significativo anche in Italia
alla fine degli anni sessanta:

“il giovane non si accorge dunque di essere guardato, completamente e quasi innocentemente immerso nel suo studio – che davanti agli occhi di Emilia è un privilegio quasi sacro. Tanto più che ora, anzichè le dispense – forse per riposarsi un poco – sta leggendo un piccolo volume in edizione economica delle poesie di Rimbaud. E questa lettura lo prende ancora di più della precedente” P. P. Pasolini, Teorema, Garzanti, Milano 1969, 1991 p. 27

La scena in questione è tratta da Teorema di Pier Paolo Pasolini. L’autore ci mostra la solitudine in cui è assorto l’ospite, un giovane venticinquenne di cui non viene fornito il nome:

“Un enigmatico visitatore (T. Stamp) s’insinua nella famiglia di un industriale milanese (M. Girotti) e ha rapporti erotici con la moglie (S. Mangano), la figlia (A. Wiazemsky), il figlio (A.J. Cruz Soblette), la domestica (L. Betti) e con lo stesso capofamiglia. Quando lo straniero se ne va, tutti sono cambiati, si perdono o si rinnegano, e la famiglia è disgregata. Il teorema è dimostrato: l’incapacità dell’uomo del borghese moderno di percepire, ascoltare, assorbire e vivere il sacro. Soltanto la serva Emilia, di origine contadina, lo scopre e, dopo il “miracolo” della levitazione, farà ritorno alla terra in odore di santità. E un altro film di P.P. Pasolini all’insegna della congiunzione tra Marx e Freud (qui anche di Jung e Marcuse)” http://trovacinema.repubblica.it/film/teorema/118622

Il protagonista sembra possedere alcune delle caratteristiche del Dracula di Stoker, di lui non si conosce praticamente nulla. Il suo entrare nella vita di questa famiglia fa perdere la ragione ai componenti che, venuti a contatto con questa “creatura”, sembrano essere in suo potere, quasi sotto l’effetto di un incantesimo. Se il ragazzo sembra essere il mostro, Emilia, la contadina, sembra essere l’acqua santa (Pasolini sembra averle conferito lo stesso ruolo che Mina aveva in Dracula). Quest’ultima l’unica in grado di riportare la famiglia, non la sua, sulla retta via. Anche la religione è tirata in ballo come unico mezzo di redenzione dalle sconvolgenti azioni che questo nucleo familiare commette. Il paragone con il romanzo di Stoker sembra essere ancora più accentuato. Infatti la fede e l’amore verso Dio vengono considerati, sia da Stoker che da Pasolini, necessari per la salvezza dell’uomo.

“In teorema l'”altro” non parla, ma scrive però qualcosa in tutti coloro che lo desiderano – opera ciò che i matematici chiamano una catastrofe (lo sconvolgimento di un sistema per mezzo di un altro sistema): vero è che quel muto è un angelo” R. Barthes, Frammenti di un discorso amoroso, Einaudi, Torino 1979 p.69

Altra caratteristica che lo accomuna a Dracula è questo suo non parlare, ammalia le sue “vittime” con il silenzio. Inoltre, Pasolini conferisce all’ospite quella sessualità che identifica il vampiro. Per lui uomo o donna non fa differenza si “nutre” di entrambi senza pietà o rimorso, inconscio di distruggere una famiglia con le sue azioni alla ricerca della sua soddisfazione personale. Sembra che anche nella cura della scelta del paesaggio Pasolini abbia tratto ispirazione dalle ambientazioni tetre senza però esasperarle eccessivamente. Infatti, Pasolini ambienta la sua storia nelle foschie della pianura padana forse per dare all’opera quell’atmosfera cupa e in un certo qual modo misteriosa. Un’ambientazione tale da creare quella suspense che permette al film di narrare i fatti coinvolgendo emotivamente lo spettatore come se la sola storia non bastasse a fare questo.

Armando

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