Twilight: la fine di un mito?

Il nuovo millennio, però, non ha soltanto consacrato il vampiro che potremmo definire “mostro”, quello visto in Underworld per intenderci, ma bensì una nuova tipologia di vampiro che si può etichettare come “infantile”. Oggi le nostre librerie sembrano essere piene di romanzi che vedono come protagonisti vampiri teenegers alle prese con gli stessi problemi dei loro giovani coetanei umani. Si è detto e scritto molto in questi anni sulla saga di Twilight creata dalla scrittrice americana Stephenie Meyer. Se il mondo dei teenager ha consacrato il romanzo, poi diventato film, dello stesso avviso non sono alcuni suoi illustri colleghi:

“Il grande Stephen King non va matto per Edward

Cullen…”La vera differenza sta nel fatto che J.K. Rowling è bravissima, mentre Stephenie Meyer non sa per niente scrivere”, ha detto. “Non è molto capace”…King non ha peli sulla lingua…Dopo essersi forse accorto che la sua osservazione avrebbe potuto offendere numerosi fan di Twilight, l’autore ha continuato dicendo che, nonostante il modo di scrivere della Meyer non sia, a suo avviso, il massimo, le sue storie possono affascinare… perlomeno alcune persone, che, magari, hanno poca esperienza in materia…”Il pubblico è attratto dalle storie, dal loro ritmo e, nel caso di Stephenie Meyer, è chiaro che lei si rivolge ad un’intera generazione di ragazze puntando, nei suoi libri, sul connubio tra amore e sesso, che è sempre garanzia di successo. Le sue opere diventano di conseguenza interessanti ed avvincenti e non sono particolarmente minacciose perché non hanno contenuti sessuali esagerati”. “Il lato fisico è limitato solitamente al vampiro che tocca il braccio della giovane, o che le accarezza la pelle, mentre lei arrossisce e viene scossa da brividi. E, per le ragazze, queste immagini richiamano tutte quelle emozioni che loro non sono ancora in grado di gestire” (http://it.eonline.com/news/stephen_king_critica_aspramente_la/98885)

Si scomoda persino Stephen King, Re del romanzo horror. In un’intervista a “USA weekend” esterna tutto il suo disappunto verso la scrittrice e verso la saga. In effetti i vampiri che ci presenta la Meyer sono completamente diversi da quelli presenti negli scritti antecedenti alla saga in questione. La Meyer sembra denaturare completamente il vampiro conferendogli anche una sessualità che i suoi antenati non avevano. Infatti il vampiro della Meyer incorpora tutte le caratteristiche del vampiro tradizionale, mi riferisco alla longevità e alla forza sovrumana, e in più sembra immune alla luce del sole e può addirittura procreare come un comunissimo mortale. Le parole di King sulla saga sembrano essere esatte. Infatti, l’età di fruizione di questo vampiro sembra essere limitato, a differenza dei vampiri della metà del XX secolo come abbiamo già visto, a un solo pubblico adolescente. Viene, per l’ennesima volta, riscritta la carta d’identità a questa creatura che di metamorfosi ne ha già subite tante nel corso della storia. È cosa dire di Anne Rice? Anche lei ha esternato più di una volta il suo malessere per il trattamento che la Meyer ha riservato alla figura del vampiro:

“«I vampiri ormai sono diventati un genere, come i cowboy e i detective», spiega l’autrice in un’intervista al Daily Beast di Tina Brown in cui accusa la Meyer di «aver addomesticato il genere. Il mio vampiro veniva dal Vecchio mondo; era potente, colto e pieno di esperienza, sempre circondato da glamour e mistero», insiste, «mentre la Bella di Twilight si limita a seguire la vecchia e intramontabile formula dell’amore romantico usata da Charlotte Brontë in Jane Eyre: una giovane ragazza che s’innamora di un tipo misterioso, minaccioso e insieme protettivo»…«La mia ispirazione, da piccola, è stata La figlia di Dracula con Gloria Holden e Otto Kruger», ribatte con spocchia la Rice «ha cementato in me l’idea dei vampiri come persone eleganti, tragiche e sensibili». Per elaborare le sue critiche contro la Meyer, la Rice ha addirittura postato un video di tre minuti e mezzo sul proprio sito web” (http://www.corriere.it/cultura/11_dicembre_0/farkas-scrittricivampire_7a33e678-1c3a-11e1-8ed7-30f7808a816f.shtml)

Insomma il vampiro creato di Twilight sembra non piacere a due dei principali scrittori horror contemporanei. Nonostante la Rice stessa è stata l’artefice della rinascita della creatura, cosa che gli ha conferito la nomea di Regina delle Tenebre, destinata al declino più di cinquant’anni fa, nel nuovo millinnio tutto sembra mutare. Ci si ritrova una creatura che non corrisponde affatto alla sua concezione di vampiro. Abbiamo già ampiamente parlato del vampiro di consumo, nato nella seconda metà del novecento, ma quello della Meyer sembra un po’ troppo orientato al business piuttosto che alla creatura in questione. Quest’ultima affermazione sembra trovare conferma proprio nella già citata età di fruizione del vampiro di Twilight. Se un vampiro del genere è in grado di riscontrare tanto successo, anche al botteghino, quale sarà il futuro del vampiro? Che ruolo avrà il non-morto in futuro? Il principe delle tenebre, capace di resistere a crisi che ha coinvolto lui e il suo genere primordiale nel corso del XX secolo, nella nuova Era sarà in grado rinascere dalle sue ceneri?

Armando

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