Oliver Bowden – Assassin’s creed. Rinascimento

Firenze, 1476. Ezio Auditore ha diciassette anni, è figlio di un ricco banchiere alleato dei Medici, e trascorre molto del suo tempo assieme agli amici, tra divertimenti e bravate. Non ha un problema al mondo, e si gode la vita. Ma quella giovinezza spensierata termina bruscamente quando la sua famiglia viene ingiustamente accusata di aver cospirato ai danni del governo. Suo padre e i suoi fratelli vengono giustiziati dopo che Uberto Alberti, un magistrato corrotto alleato dei Pazzi, distrugge le prove che inchiodano i veri responsabili. Solo Ezio, miracolosamente, riesce a sfuggire alla cattura. All’improvviso, è costretto a diventare adulto: deve nascondersi, difendersi, proteggere la sorella e la madre. Ma vuole vendetta. Si rifugia dallo zio a Monteriggioni, il borgo fortificato in alta Toscana, e scopre così che il padre era in realtà membro della setta degli Assassini, che da secoli si contrappongono ai Templari, dove militano sia i Borgia sia i Pazzi. Da quel momento e per molti anni Ezio si aggira per l’Italia, silenzioso e invisibile ma non privo di amici, per uccidere a uno a uno i Templari, di cui il padre gli ha lasciato una lista; è aiutato da Leonardo da Vinci, che costruisce per lui armi sofisticate, e da Niccolò Machiavelli, anch’egli membro dell’ordine degli Assassini. Basato sul videogioco Ubisoft Assassin’s Creed II, il primo, libro di una serie epica, che al fascino della storia unisce la suspense del thriller

È questo un altro romanzo tratto da un videogioco che risulta a tutti gli effetti, come già detto per “La Crociata segreta” trattata qualche mese fa, un’arma a doppio taglio. Tutti noi appassionati della saga video ludica della Ubisoft, che tanta fortuna ha avuto in tutto il mondo, abbiamo accolto questa serie di romanzi con entusiasmo. Una domanda si pone spontaneamente: ma i lettori lontani dal videogioco in questione come hanno accolto lo stesso? Ho provato, nel mio piccolo, a immedesimarmi nel lettore ignaro della saga videogiocata e pronto a dedicarsi a quella che sembra una lettura action – storica qualsiasi. Ebbene, l’impressione cambia e non di poco. La mancanza completa delle descrizioni dei personaggi lo rende impossibile da inquadrare. Lo scrittore, molto probabilmente, ha evitato questo sicuro che il titolo sarebbe finito solo ed esclusivamente nelle mani dei videogiocatori. Da lettore “ignaro” devo dire che avrei richiuso il libro dopo poco più di dieci pagine lette. Non descrivendo non mi permetti di vivere il contesto. Secondo punto a sfavore, la superficialità dello scrittore nel descrivere anche la psicologia dei personaggi è un’ulteriore penalità, problema da attribuire a quanto detto in precedenza. Insomma, questa mia esperienza non emotiva, in quanto amo la saga e ne sono appassionato, ma bensì fredda e con un approccio da lettore neofita riguardo al contestonon è stata positiva. Tutto questo mi ha portato a fare queste considerazioni negative in merito. Non è la storia il problema, avvincente e piena di colpi di scena, ma il modo in cui Bowden lo trasmette al lettore. Ho ritenuto doveroso affrontare questo romanzo in chiave diversa al precedente. Il lettore ha il diritto di vivere la storia attraverso il libro e non essere costretto a giocare un titolo solo per poter godere al meglio del romanzo.

Punteggio:

Armando

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