Il Peter Pan rivelato – Chi sono i bimbi sperduti?

Messi sempre in secondo piano dallo stesso Peter Pan e dai 3 fratelli Darling, Wendy, Gianni e Michele, sono loro, a mio modo di vedere, i veri protagonisti della storia. Senza di loro niente Isola che non c’è, niente avventure, insomma, niente di niente. Perché? Eppure la risposta è sotto gli occhi di tutti. I bimbi sperduti non crescono e non invecchiano così come i personaggi, Peter compreso, che popolano la meravigliosa Isola che non c’è. È qui che Barrie nasconde, a mio modo di vedere, agli occhi del lettore una verità che potrebbe creare non paura, anzi, ma di certo commozione per le sorti di questi pargoli. I bimbi sperduti altro non sono che poveri sfortunati passati a miglior vita, non sappiamo come, troppo presto. Forse sarebbe meglio aggiungere che di loro non conosciamo nulla, sappiamo solo che fanno parte del gioco. Sembrano essere stati risucchiati con forza dalla potenza del luogo dove adesso vivono, una sorta di paradiso creato ad hoc per quelle anime che hanno bisogno di credere in un mondo che loro stessi hanno forgiato. Si, è questo quello che succede qui. Sono loro ad aver plasmato l’isola stessa e i personaggi che popolano quella che risulta a tutti gli effetti un universo magico. Lo hanno fatto con la loro immaginazione e con i loro giochi ricreando, in maniera del tutto inconsapevole, quella che avrebbero potuto chiamare casa visto che a casa, purtroppo, non potranno più tornare. Bambini che hanno trovato nell’Isola che non c’è il loro splendido aldilà dove poter vivere meravigliose avventure con tutta la magia che l’immaginazione umana può esprimere. Immaginazione, il tassello fondamentale per la salvezza delle loro anime costrette senza di essa, forse, a vagare nell’oscurità per il resto dell’esistenza ultraterrena. I bimbi sperduti rappresentano una sorta di fantasmi simpatici e amichevoli, non vogliono altro che un po’ di conforto che molto spesso di trasforma in un abbraccio, non di Peter naturalmente, e chi ha letto il romanzo lo sa, e nel racconto di una storia che possa accompagnarli verso quel sonno ristoratore prima di potersi risvegliare pronti a dar battaglia ai temibili pirati capitanati da Giacomo Uncino. È questo quello che si cela sotto il nostro caro romanzo. Certo viene fuori molto spesso la loro nostalgia per la mamma, sono pur sempre fanciulli, cosa che accentua ancora di più i sentimenti che noi dovremmo provare per loro. Nel romanzo sembra venire fuori il loro non rendersi conto della sorte toccatagli. Non sanno, in altre parole, di essere morti ma, al contrario, credono fermamente di essere stati abbandonati su questa isola magica. È una rilettura forse controversa ma che, allo stesso tempo, rende l’isola che non c’è un dolce pensiero stupendo per grandi e piccoli.

Armando

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