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Anne Frank – Diario

Anne nel “Diario” aveva annotato in francese: «Soit gentil et tiens courage!» «Sii gentile e abbi coraggio!» Quasi un invito che sentiamo di dare al lettore (giovane o meno giovane) per la propria vita e per l’approccio alla lettura di queste pagine. Coraggio nell’affrontare qualsiasi tipo di avversità; comprensione delle persone che ci sono accanto; gentilezza come modo di essere. Un animo sensibile non può che innamorarsi di questa ragazzina e sperimentare la magia umana dell’empatia.

Sembra la stesura di una prossima produzione cinematografica. Sembra la trama di una delle tante serie televisive a cui siamo abituati. Sembra…ma non lo è. Quella che abbiamo davanti è la testimonianza più forte che riguarda le persecuzioni naziste. A scrivere tutto ciò un’adolescente, poco più di una bambina, che ha avuto il coraggio di affrontare, per ben due anni, le persecuzioni tedesche nascosta in un rifugio, circondata da tante altre persone. Nessuna privacy, nessuna possibilità di stare da sola con i suoi pensieri. Nonostante ciò, la nostra cara Anne Marie Frank, trova il coraggio, un conforto forse inaspettato anche per lei, nelle pagine di un diario che ripercorre le tappe più significative di quella che possiamo considerare la sua prima prigionia. Ci racconta tutto: di come procede una guerra assurda; i problemi di convivenza; deliziosi aneddoti di vita quotidiana; riesce persino a strappare una risata al lettore con descrizioni di fatti esilaranti; ci racconta la fame, i sogni, le sue ansie e le paure. Chiunque legga questo diario diventa Anne Frank. Tutti noi siamo Anne Frank, e se non facciamo nulla per tramandare la sua testimonianza, in un futuro non molto lontano, rischiamo di ritrovarci davvero in una situazione tragica, molto simile a quella vissuta dalla bambina tedesca. Non si può non voler bene ad Anne. Nel corso della lettura non sembra, in molti passaggi del diario, di vivere in una situazione assurda, dove il pericolo è sempre in agguato. Personalmente, una sensazione di panico ha iniziato a farsi largo mentre mi avvicinavo a quel primo agosto 1944, giorno dell’ultimo appunto prima di essere scoperta e deportata, concludendo, a nemmeno sedici anni, il suo percorso di vita in quell’inferno chiamato lager. A questa deliziosa signorina non può non andare il nostro più affettuoso abbraccio, quello vero e caloroso, scusandoci, da esseri umani, per tutto il male che gli abbiamo fatto con un comportamento assurdo per un essere pensante.

Armando

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