Alieni: Gli umani sono tra noi! – Il paradosso di Fermi

Siamo arrivati alla fatidica domanda. Sembra un quesito semplice da porsi, quasi scontato tanto quanto immediato da formulare, ma oggi come ieri l’ovvio sembra non voler essere preso in considerazione. Lo sa bene il cittadino mondiale medio, affascinato probabilmente dal parente intergalattico tanto da preferire alle ricerche, quelle vere, racconti affascinanti che vedono questa creatura ignota come protagonista. Di storie, di leggende, sul suo conto ne abbiamo udite tante. Tra apparizioni di oggetti volanti non identificati; rapitori di esseri umani e… mucche; alieni arrivati persino, secondo le fantacronache, a impiantare chip per poter controllare pedine fondamentali della nostra storia. Chissà cosa penserebbe Napoleone Bonaparte, protagonista inconsapevole di un quadro così disegnato da mano ignota, una volta vista la sua genialità terrestre venire messa in discussione, aiutato da mano aliena nella sua ascesa al potere. Con il progredire della tecnologia, con la fotografia ormai in grado di arrivare a catturare il più piccolo dettaglio, non uno straccio di prova concreta, a oggi, è stato consegnato alle Cronache terrestri. Allora:

Dove sono tutti quanti?

È la stessa domanda posta, nei primi anni del ventesimo secolo, da un uomo che ha dedicato la sua intera esistenza alla ricerca… ma non ha quella dell’alieno. in Italia, purtroppo, si parla troppo poco di Enrico Fermi, premio Nobel per la fisica nel 1938. A raccontarci il curioso aneddoto, che lo vede protagonista, sul tema che stiamo trattando è Edward Teller, collega statunitense dello scienziato italiano:

“Stavo passeggiando con Fermi e altri verso il Fuller Lodge. Stavamo andando a pranzo. Camminando, chiacchieravamo scherzosamente di un argomento che ricordo essere vagamente collegato ai viaggi spaziali. Non posso dirlo con certezza, ma mi pare stessimo parlando dei dischi volanti, e del fatto che naturalmente non fossero reali. Ricordo anche che fu proprio Fermi a sollevare esplicitamente la questione, chiedendomi cosa ne pensassi e quanto ritenessi probabile che entro i dieci anni successivi avremmo osservato un oggetto materiale muoversi più veloce della luce. Risposi ‘10-6‘, e Fermi disse che era una probabilità troppo bassa. Secondo lui era superiore al dieci per cento. Qualche minuto dopo, mentre stavamo pranzando e parlando di tutt’altro, Fermi se ne uscì con la domanda ‘Ma allora dove sono tutti?’, che provocò una risata generale perché, nonostante la frase fosse totalmente avulsa dal contesto, tutti capimmo che stava parlando della vita extraterrestre”.

Questo breve aneddoto, questa conversazione del tutto naturale, svolta in un momento di svago, è passato alla storia come il Paradosso di Fermi. All’epoca, parliamo di circa novant’anni fa, si ipotizzava la presenza di più di dieci miliardi di pianeti potenzialmente abitabili nella sola via lattea ma, carte e dati alla mano, completamente sprovvisti di vita intelligente, vista la mancanza di quel contatto cruciale. Un paradosso bello e buono. Da una parte la matematica: essa dichiara sia impossibile che con un numero simile di pianeti la vita si sia insinuata sul solo pianeta terra. Dall’altra, la mancanza di prove in grado di confermare quei calcoli così complessi. Tanto spazio a disposizione e nessuno all’orizzonte pronto ad abitarlo? Il paradosso di Fermi sembra sia ancora valido, almeno ai giorni nostri.

Armando

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