Alieni: gli umani sono tra noi! – Frank Drake

All’interno dell’articolo della settimana scorsa, abbiamo visto come l’essere umano si è approcciato, nel corso dei millenni, alla figura del viaggiatore delle stelle. Oggi vediamo come la scienza, nel corso dei suoi straordinari progressi, si è orientata in merito al medesimo argomento. Per fare ciò dobbiamo fare un salto nel passato di circa cinquant’anni, iniziando con la domanda principe, colei che ha rivoluzionato la ricerca di forme di vita diverse da noi:

Esistono concrete possibilità di trovare forme di vita extra terrestri tecnologicamente avanzate all’interno del nostro immenso universo?

È da questo quesito che Frank Drake è partito alla ricerca di forme di vita evolute, chissà, così come si è sviluppato l’essere umano o, al contrario, in maniera completamente diversa. Possiamo considerare Drake come un pioniere, un pensatore in grado di rivoluzionare il modo di ricerca, d’approccio e, di conseguenza, di aspettativa nei confronti dell’universo stesso. L’astrofisico americano, fondatore del SETI (Search for Extra-Terrestrial Intelligence), insieme a Carl Sagan, è colui che ha elaborato, nel 1961, quell’equazione atta a calcolare le probabilità di esistenza o meno di extra terrestri intelligenti. Quest’ultimo punto è fondamentale. Infatti, la sua ricerca non prevede forme di vita basilari, come i batteri, ma mirata alle sole creature pensanti. Discutere di calcoli, numeri, matematica e fisica non è l’obiettivo di questo lavoro. All’interno di esso, voglio limitarmi a illustrare i punti cruciali presi in considerazione, sviluppati da Drake all’interno della sua equazione, in modo da capire come l’astrofisico abbia cambiato il modo di pensare su un argomento in voga praticamente sin dall’alba dei tempi. Possiamo scomporre il suo lavoro matematico all’incirca così:

1 Numero di stelle nate ogni anno;

2 La frazione di quelle stelle che ospita pianeti;

3 Numero di pianeti la cui orbita permette la formazione della vita (la cosiddetta zona di abitabilità);

4 Numero di pianeti, tra quelli potenzialmente abitabili, sui quali si è effettivamente sviluppata la vita;

5 La possibilità che su questi corpi celesti si sia effettivamente evoluta vita intelligente;

6 La possibilità che questa ipotetica civiltà sia abbastanza avanzata da riuscire a inviare segnali radio;

7 La durata media di vita della civiltà abitante quel dato pianeta.

Alla luce di ciò, ci troviamo davanti delle interessanti indicazioni di base. Nulla di definitivo e universale. Drake, tracciando questa rotta, ci invita a restringere il campo, per quanto possibile, all’interno di un universo ancora troppo vasto e misterioso per poter essere decifrato.

Armando

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