Abraham Merritt – Gli abitatori del miraggio

Capostipite di una «scuola» che ha fra i suoi esponenti Fritz Leiber, Jack Vance ed Ira Levin, è il più grande ed affascinante creatore di mondi fantastici. Mondi dimenticati in luoghi inaccessibili, nascosti tra le pieghe del tempo, perduti tra i labirinti di altre sconosciute dimensioni. «Gli abitatori del miraggio» lo presenta in questa vena, che ha una grande tradizione narrativa. Merritt trasporta i suoi personaggi dalla magica desolazione del deserto di Gobi, culla dell’uomo, agli universi misteriosi che si celano al di là dell’illusione e del miraggio. Universi popolati da figure mitiche, da genti e creature favolose, su cui domina l’ombra minacciosa del Kraken, che guida l’eterna battaglia fra il Bene ed il Male, incarnati in due figure di donna egualmente enigmatiche ed inafferrabili. Universi alternativi alla grigia realtà contemporanea, che fanno sognare e pensare.

Confusione, tanta, tantissima confusione. L’idea di base non era affatto male, qualcosa, però, nel corso della stesura sembra essere andato storto. I personaggi, nonostante siano tutto sommato pochi, non sono in grado di suscitare il minimo interesse nel lettore. Lo stesso protagonista principale sembra restare ai margini del racconto, relegato al ruolo di fantasma per colpa di quella opacità che lo rende, di diritto, un personaggio qualsiasi tra tanti. Concludere la lettura de Gli abitatori del miraggio non è stata cosa facile. Troppo spesso si perde il filo della narrazione, colpa, probabilmente, dei pochi riferimenti, delle scarne descrizioni e, punto principale di tutto ciò, delle tempistiche sbagliate nei cambi di scena, dialoghi e ambientazioni. Mi rendo conto di essere molto duro nell’analisi di questo romanzo. Dal mio punto di vista, quello che manca all’interno di questo testo è una impostazione chiara e definitiva già a monte, cosa che, con l’avanzare della stesura stessa, ha costretto l’autore a mettere più carne al fuoco di quello che si aspettava. Il risultato è una insalata di argomenti, episodi e personaggi incapaci, purtroppo, di tracciare una via omogenea per la narrazione stessa.

Punteggio:

Armando

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