I vampiri di Anne Rice

A differenza di Dracula, i suoi “nipoti”, che sono al centro della letteratura e del cinema del dopoguerra, mostrano caratteristiche che si distaccano quasi completamente dalla figura del loro antenato. Nonostante la figura del vampiro rimanga legata alla bara e al sangue, la nuova generazione dimostra d’avere una coscienza cosa sembra mancare completamente a Dracula. Cosa ancor più sorprendente, la creatura mostra dei sentimenti che sembrano essere anche più profondi di quelli umani. Comprendere la psicologia di questo essere diventa quasi impossibile tanto per noi lettori – spettatori quanto per il vampiro stesso. Questo trova non poche difficoltà a riconoscersi soprattutto quando è preda della fame, quella voglia di sangue che arriva al punto da risultare incontrollabile. Sangue portatore di azioni spietate anche per quei vampiri che nonostante la trasformazione riescono a mantenere una sorprendente umanità e un animo puro. Queste ultime caratteristiche sembrano appartenere al protagonista del romanzo, ormai best seller mondiale, “Intervista col vampiro” di Anne Rice uscito nel 1976. Primo capitolo de “Le cronache dei vampiri”, Louis du Pointe du Lac si racconta in un’intervista che sembra quasi uno sfogo dopo una vita tormentata dalla condanna all’immortalità. Costretto suo malgrado a commettere azioni che la sua natura considera necessarie e giuste ma il suo animo da tutto questo ne viene fuori dilaniato dalla sofferenza per le atrocità che la sete di sangue gli fa compiere. È il primo personaggio che la Rice ci fa scoprire e già dalla prima descrizione c’accorgiamo di un particolare interessante:

Il vampiro era perfettamente candido e levigato, come scolpito nell’avorio, e il suo viso appariva esanime come una statua, ad eccezione di quegli occhi verdi, ardenti come una fiamma in un teschio…”. (tratto da Intervista col vampiro).

Ecco la prima grande differenza tra i due vampiri. Mentre lo sguardo di Dracula viene descritto dai suoi avversari come quello del demonio quello di Louis lascia trasparire tutta la sua umanità e “innocenza”. Il suo specchio dell’anima rivela al suo interlocutore tutta la sua sofferenza velata dalla sua figura marmorea quasi inanimata. La Rice umanizza il vampiro facendolo uscire da quella dimensione – mostro che gli è stata sempre conferita da quando questa figura ha fatto la sua comparsa quasi un secolo prima. Il lettore è portato in questo caso a osservare la sofferenza di un essere che continua, suo mal grado, a sentirsi umano, preda della sua condizione di non-morto. Vampiro quindi costretto a lottare contro il suo demone, quasi fossimo al cospetto di dottor Jeckill e Mr Hide, che altro non è che la sua natura.

Armando

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