Sport e disabilità

Non credo ci sia tanto da dire, in questo periodo a dare soddisfazione nazionale sono i nostri atleti diversamente abili. Già quest’ultima affermazione stona rispetto ai risultati che, soprattutto in ambito internazionale, i cosiddetti sport maggiori riescono a portare a casa, qualche calcio in culo e nulla più. C’è solo da imparare e prendere spunto dai nostri atleti impegnati in questa categoria. Uomini e donne che nonostante i loro handicap sono riusciti a sorridere alla vita riprendendosela combattendo a spada tratta con le unghie e con i denti. Lo sport, anche in questo caso, è stato il fattore che ha permesso loro di uscire da quel tunnel buio in cui erano caduti. Oggi questi atleti sono una nostra eccellenza nel mondo. Loro che non sono ricoperti d’oro come i colleghi cosiddetti normodotati. Uno squilibrio questo che prima o poi si dovrà necessariamente affrontare. Persone comuni un tempo fino a quando una causa di forza maggiore li ha costretti a trasformarsi in supereroi. In grado di superare quel limite definito così dalla nostra società ma, cosa ancora più importante, si sono impegnati in modo da dar man forte a coloro che si ritrovano a vivere la stessa esperienza. Lo sport ha ricoperto un ruolo fondamentale che ha permesso a questi individui di essere reintegrati e accettati da una società che molto spesso in passato li ha visti quasi come un peso. La tenacia di società, organizzazioni no profit e, come già accennato, degli stessi protagonisti hanno ribaltato quel verdetto che precludeva una vera e propria integrazione in questo mondo malato. A tutt’ora non è del tutto guarito, si può e si deve fare di più partendo e ripartendo proprio dalla sport sano. Quest’ultimo un mezzo fondamentale per tutti, come già accennato in altri articoli, e per tutti deve essere disponibile. Essere un diversamente abile non significa non poter eccellere in una disciplina, i nostri atleti lo hanno più volte dimostrato. Andrebbe di certo rivisto l’handicap mentale dei normodotati addetti ai lavori e non, loro sì che hanno bisogno di cure adeguate.

Armando

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