Serie TV: Vikings

Padre, marito, fattore e vichingo: Ragnar è un giovane dallo sguardo limpido e dal grande carisma animato dall’ambizione tipica del suo popolo. Bramoso di accumulare averi e potere, decide di depredare i popoli confinanti al suo contro il parere del suo signore locale: è l’inizio di Vikings, serie che fonde storia e mito, e della vertiginosa ascesa del guerriero originario di Kattegat. Sostenuto dalla leale e indomita moglie Lagertha, spalleggiato dal mastodontico e feroce fratello Rollo (che cova nei suoi confronti grande gelosia) e alleato del folle ma geniale Floki, inventore di un modello di nave più avanzato ed efficiente, si avventura verso terre inesplorate in cerca di bottini. Saccheggiando un monastero Ragnar dà inizio a una faida che si protrarrà a lungo. Curioso e avido di sapere, terrà con sé il religioso cristiano Athelstan. La sua scalata al potere sarà vertiginosa, destinata a lasciare una scia di sangue sul campo di guerra e fuori, costellata di tradimenti (suoi, nei confronti di chi lo ama, e degli altri, sia amici che nemici) e di alleanze più o meno fragili. Intorno a lui, una manciata di figure forti con destini altrettanto articolati, in bilico tra ragione e sentimento, riti e superstizione, egoismo e affetto

Una serie televisiva questa capace d’incollare letteralmente lo spettatore davanti allo schermo. Eppure, ripensando oggi ai primi episodi, non sembrava affatto una serie capace di fare questo effetto. La partenza lenta ben presto di trasforma in un incalzare di azione che, di stagione in stagione, aumenta arrivando al suo culmine per poi scemare d’improvviso. Credo sia questa la vera forza della serie. L’alternanza quiete/azione conferisce a Vikings una dimensione tutta a se all’interno dell’ormai mastodontica offerta riguardante la serialità televisiva. I personaggi sono costruiti con una maestria che lasciano chi osserva questo mondo magari poco conosciuto davvero stupefatto. Ci si sente parte del contesto. Molte cose, c’è da dire, non possono che stonare se mettiamo a confronto la nostra società moderna con quella del periodo vichingo in questione. La scelta dei produttori di sbattere in faccia la realtà nuda e cruda, per quando possa indignare alcuni, è del tutto legittima e azzeccata. Ci viene proposto un ideale di vita completamente diverso, assurdo per molti aspetti, rispetto al nostro quotidiano. Come non citare in questa breve recensione la magnifica Lagertha, la donna guerriero per eccellenza. A mio modo di vedere, il suo personaggio è di una forza che va oltre quella del protagonista assoluto della serie, Ragnar Lothbrok. Lagertha sembra voler lanciare un messaggio a tutte le donne in ascolto: “i limiti femminili sono solo nella vostra testa”.

Punteggio:

Armando

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