Robert Jordan – L’occhio del mondo

…Il vento si alzò nelle Montagne di Nebbia. Il vento non era l’inizio. Non c’è né inizio né fine, al girare della Ruota del Tempo. Ma fu comunque un inizio…” Fervono i preparativi per la festa di primavera, nella regione dei Fiumi Gemelli, e il giovane Rand al’Thor è ansioso di lasciarsi alle spalle un anno difficile, pieno di cattivi presagi. Alcuni stranieri si aggirano per il villaggio di Emond’s Field, e non si parla d’altro: un’elegante dama accompagnata da un gelido cavaliere, misteriose figure a cavallo che spariscono nel nulla, un menestrello desideroso di cantare epiche gesta. Sono giunte notizie di una guerra in remote contrade e dell’ascesa di un falso Drago, la cui venuta, temuta e annunciata, porterà una nuova Frattura nel mondo. E il Male si addensa: creature malvagie e leggendarie, i bestiali Trolloc assetati di sangue, si sono scatenate nella caccia a un ragazzo che il Tenebroso sembra temere, e che vuole in ogni modo asservire… Nulla sarà più come prima, nel Disegno delle Epoche tessuto dalla Ruota del Tempo: un mondo inquieto e sgomento si appresta a essere di nuovo preda dell’Ombra”

Primo capitolo questo della fortunata saga “La ruota del tempo”, opera forse più famosa dello scrittore Robert Jordan. Quello che viene fuori sin dalle prime pagine, oltre alla vena fantasiosa che lo stesso scrittore dimostra di saper padroneggiare bene, è il cercare di proporre sempre più particolari ed episodi. Questa continua ricerca di articolare i suoi lavori porta con se pregi e difetti che il lettore non può fare altro che constatare man mano che procede con la lettura. Ottime le descrizioni di paesaggi e personaggi, buoni i dialoghi semplici e carichi significati, ma è per quanto riguarda la narrazione dei fatti stessi che lo scrittore sembra aver fatto un passo falso. Infatti si riscontra nel proseguo della narrazione un continuo esasperare eventi. Questi arrivano persino a ripetersi a distanza di poche pagine l’uno dall’altro. Eventi praticamente identici e con solo piccole sfaccettature che in ogni caso non cambiano il contesto e l’azione che i personaggi in questione, gli stessi a subire la ripetizione in esame, vivono. Questa situazione costringe il lettore a un blocco nella narrazione che annoia e non poco. Per i contenuti e i caratteri, questo primo romanzo di una saga che promette bene, risulta pieno di ripetizioni e di alcune incoerenze tecnico – narrative. “Less is more!” Si può tranquillamente affermare, inutile girarci intorno, l’autore si è fatto prendere troppo la mano. Infatti il romanzo in questione risulta essere un tomo mastodontico, cosa che non ci si aspetta da quello che dovrebbe essere parte di una saga. In definitiva posso tranquillamente affermare che il lavoro fantasioso dell’autore è molto valido. Sarebbe bastato, a mio avviso, eliminare queste continue ripetizioni, dimezzando magari quello che è diventato un “libro bisonte” causa principale di questi problemi.

Punteggio:

Armando

 

 

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