Oscar Wilde – il ritratto di Dorian Gray

Dorian Gray, un giovane di straordinaria bellezza, si è fatto fare un ritratto da un pittore. Ossessionato dalla paura della vecchiaia, ottiene, con un sortilegio, che ogni segno che il tempo dovrebbe lasciare sul suo viso, compaia invece solo sul ritratto. Avido di piacere, si abbandona agli eccessi più sfrenati, mantenendo intatta la freschezza e la perfezione del suo viso. Poiché Hallward, il pittore, gli rimprovera tanta vergogna, lo uccide. A questo punto il ritratto diventa per Dorian un atto d’accusa e in un impeto di disperazione lo squarcia con una pugnalata. Ma è lui a cadere morto: il ritratto torna a raffigurare il giovane bello e puro di un tempo e a terra giace un vecchio segnato dal vizio

Si è detto e scritto di tutto ormai di questo libro entrato di diritto all’interno di quella dimensione classica riservata a pochi autori eletti. Il dualismo di Oscar Wilde che, in un’epoca molto diversa dalla nostra non dimentichiamolo, ha avuto l’ardire di mettere in relazione, forse sarebbe meglio dire in contrasto, corpo e anima. È questo per me il messaggio predominate di questo romanzo, nonché probabilmente della vita stessa di Wilde. L’anima pura che a un certo punto della vita viene messa di fronte al piacere cui l’uomo cerca di trovare una via d’uscita senza mai riuscirci: il peccato. Il ritratto dipinto dall’amico Basil infatti non rispecchia che questo. Uno specchio che ci proietta all’interno di quel mondo interiore che ognuno di noi tiene chiuso sottochiave e che subisce, suo malgrado, le nostra azioni. Specchio questo portato inevitabilmente a logorarsi pian piano nel corso della nostra vita. Entra qui di diritto come protagonista principale quella maschera sociale di cui ho già parlato ampiamente. Una maschera che sembra voler celare a noi stessi in nostro vero essere. Una maschera che vuole negare i nostri errori, le nostre errate valutazioni che prima o poi, come nel caso di Dorian, imploderanno dall’interno distruggendoci letteralmente. Wilde prova a mostrare questo nel suo romanzo che si può considerare il suo testamento. Noi contro noi stessi, ci approcciamo alla vita sostituendo in base alle situazioni che ci si pongono davanti quella maschera che però non potrà per sempre nascondere il nostro vero essere.

Punteggio:

Armando

2 commenti


  1. A volte le nostre valutazioni su noi stessi dipendono anche dal rapporto che gli altri pensano che abbiamo con loro

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    1. Ciao Cinzia, non sono completamente d’accordo su questo. La valutazione autocritica è dettata dal nostro modo d’interagire con il mondo esterno e dalla risposta che questo ci rimanda. Cosa pensa un altro individuo di noi non dovrebbe incidere sulla valutazione personale anche se va detto, purtroppo, siamo molto condizionati da questi pareri che, in molti casi, sono superficiali e dettati da cattive intenzioni. Ti ringrazio per l’ottimo spunto riflessivo, Buona giornata

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