Meg Gardiner – Lullaby

Sul palco del concerto che segnerà il suo grande rientro sulla scena, la cantante Tasia McFarland impugna una pistola e si mette a farneticare di morte, sacrificio e martirio. Si scatena il panico e, tra effetti speciali, musica assordante e spari, Tasia rimane uccisa. È stata una messinscena finita male, un suicidio, un omicidio? Per stabilirlo, la psichiatra forense Jo Beckett ha ricevuto l’incarico di condurre un'”autopsia psicologica” sulla vittima. Ma deve fare i conti con un dettaglio tutt’altro che secondario: Tasia era l’ex moglie dell’attuale presidente degli Stati Uniti, e la polizia subisce pressioni sempre più forti perché il caso si chiuda con un verdetto di morte accidentale. Ma le cose non sono così semplici. C’è l’ombra di uno stalker ossessionato da Tasia, il sospetto di un complotto politico, oscuri messaggi nascosti nei testi delle ultime canzoni. E per Jo, l’unica cosa che conta è la verità

Né carne né pesce. È una recensione difficile da fare questa, non tanto per il contenuto del libro ma per le aspettative che avevo su di esso. Se mi parli di Psichiatra dei morti, un lettore che ama l’horror come me lo porti completamente fuori strada. Non c’è nulla di paranormale in Lullaby, è un thriller, anche piacevo da leggere tutto sommato. Certo, all’inizio, ho accolto questa scoperta con non poco disappunto appurato che nulla di quello che mi aspettavo sarebbe successo. Ho condotto la lettura con quel distacco dalla storia che non permette al lettore stesso di entrare, come dovrebbe, all’interno del libro. Indagini poliziesche e fantapolitica qui si fanno largo sgomitando tra episodi contorti e colpi di scena che, tutto sommato, non hanno, a mio avviso, ottenuto l’effetto sperato. Eppure l’inizio sembrava promettere bene, mi riferisco alle primissime pagine, poi tutto è andato scemando un po’. La storia non è difficile da seguire anche grazie ai pochi personaggi presenti, cosa che apprezzo e che più volte ho ribadito in altre recensioni. Un testo forse un po’ troppo commerciale, non è un thriller capace di rimanere in pianta stabile nei ricordi, almeno i miei, del lettore che ama questa attività. In definitiva, Lullaby è un romanzo che scorre veloce, da portare in spiaggia per ingannare il tempo ma che non racchiude in sé note particolari da ricordare in futuro.

Punteggio:

Armando

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