Le trasposizioni cinematografiche: il Conte di Montecristo

Probabilmente è questo uno dei romanzi con il più alto coefficiente di difficoltà per quanto riguarda una ristrutturazione in chiave cinematografica. Dalla seconda metà del XX secolo i cineasti non solo hanno dibattuto su questa possibilità ma in più occasioni la produzione ha visto la luce mostrando, purtroppo, tutti i limiti di questo mezzo d’intrattenimento. Prendere come esempio questo romanzo di Dumas, complesso, articolato, ricco di particolari ed episodi, è un modo per cercare di spezzare, per quanto possibile, una lancia nei confronti dello stesso cinema. Scrivere un romanzo permette allo scrittore di dilungarsi quando più gli aggrada, non ha limiti. È questo il principale divario tra le due arti, la scrittura e la sceneggiatura cinematografica. Quest’ultima è costretta per esigenze di programmazione, di coinvolgimento dello spettatore e, cosa altrettanto rilevante, per esigenze di budget a rientrare in un limite di tempo predeterminato. Questi fattori, di fatto, vanno a tarpare le ali a qualsivoglia buon proposito di sviluppo del lavoro in esame. Alla luce di ciò, ne consegue che le produzioni venute fuori da questa vita tempestosa, che vede l’ormai famoso Edmon Dantes protagonista assoluto, risulteranno incongruenti co l’andamento della storia narrata da Dumas. Certo è che molti lettori non apprezzano i cambiamenti, vedere il loro beniamino intraprendere strade e vivere episodi che con il testo citato hanno poco o nulla a che fare. I limiti di tempo di una produzione cinematografica di questo tipo svolgono un ruolo chiave per lo sviluppo della vicenda. Se essa viene ridotta troppo si rischia di presentare un qualcosa che a parte i nomi dei personaggi non ha altro a che vedere con l’opera. Al contrario, se la produzione viene spalmata su un periodo di tempo molto lungo la storia ne gioverà ma pagando un caro prezzo. Quanti spettatori sono disposti a restare davanti a uno schermo cinematografico per quattro ore di fila o più? Probabilmente nessuno. Questa problemantica porta inevitabilmente a trovare una soluzione che possa soddisfare al meglio il pubblico. La possibilità di spezzare, come negli ultimi anni il cinema sta facendo, in più produzioni la stessa opera che puntualmente andrà in proiezione, se tutto va bene, a cadenza annuale. Così facendo si apre una porta che rendere possibile una fedeltà con il libro in esame pari al 100% ma anche qui i problemi non tardano ad arrivare. Con un’attesa così lunga da una produzione all’altra, lo spettatore perderà il filo della narrazione. Questo problema altro non farà che aumentare quel distacco dalla produzione cinematografica di cui abbiamo già parlato in altri articoli. Insomma in qualsiasi modo la si veda il cinema avrà sempre un una patata bollente tra le mani.

Armando

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