La cultura italiana odierna cosa lascia ai posteri?

Vista l’ostilità ad aprire ad argomenti nuovi, nuovi neanche più di tanto, l’Italia dell’editoria e delle arti visive, e in maniera più generale il nostro modo di pensare, continua a mantenere un modus operandi in netta contrapposizione rispetto a quella che possiamo apprezzare in altri paesi. Trovare una risposta che possa dare un senso a questo modo di fare non è cosa facile. Eppure il neorealismo del dopoguerra è stato un apripista per il cinema dell’epoca. Pirandello con il suo pensiero ha portato il bel paese, già culturalmente valido all’epoca, all’apice del successo. Umberto Eco, con le sue considerazioni e i suoi lavori, ha ridisegnato il modo di fare cultura nel nostro paese. E poi? Sembra proprio nient’altro. Portando avanti quella che possiamo definire un “indagine culturale” sembrano mancare nuovi attori pronti a partecipare alle innovazioni in questi ambiti capaci di far fare un salto di qualità a tutti noi. Certamente la cultura, soprattutto negli ultimi decenni, è andata scemando. Si può imputare quanto si vuole questo declino, passatemi il termine, alle nuove tecnologie che hanno preso il sopravvento nelle nostre vite. Al quotidiano frenetico che siamo costretti a vivere e ai problemi derivanti dalle più svariate situazioni. Continuando a cercare alibi non si risolve una questione che rischia di diventare un vero e proprio disastro nazionale, la perdita di un’impronta culturale lasciata da una generazione. A vederla così sembra uno scherzo, è appurato, in molti casi non si apprezza un pensiero nato in quel periodo storico in cui viviamo. Spesso accade però che questo stesso pensiero sia in grado d’ispirare le generazioni che verranno. Quindi mi domando: in mancanza di un pensiero, perché è questo che sembra mancare, cosa lasceremo alle generazioni future in eredità? Selfie con bocca a culo di gallina? Addominali seminati su ogni social? Citazioni di grandi scrittori su uno sfondo di nudo integrale? Insomma, vogliamo davvero lasciare ai posteri questi ricordi di noi? Come spesso ho ribadito in questa rubrica, serve un cambio di rotta radicale. Bisogna tornare a fare cultura nel vero senso del termine. Per far ciò non solo bisogna incentivare la cultura, evitando di tagliare quei finanziamenti già ridotti all’osso per quanto riguarda biblioteche, scuole ecc…C’è Bisogno far capire ai giovani che la cultura è parte della nostra vita. Un fattore scatenante in primis sembra deviare l’attenzione delle nuove generazioni ma di questo ne parleremo la settimana prossima.

Armando

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