Jane Shemilt – Un delitto quasi perfetto

Emma e Adam Jordan sono due medici all’apice della carriera, così quando viene loro offerta l’opportunità di trascorrere un anno in Africa, con i tre figli, per collaborare a un progetto di ricerca, accettano con entusiasmo, convinti sia l’occasione che aspettano da sempre. E sarà di certo un’esperienza che non dimenticheranno, ma non per le ragioni che i Jordan immaginano. Quando una sera Emma torna a casa e trova vuota la culla del piccolo Sam, il più piccolo dei loro figli, la famiglia capisce che il sogno si è trasformato nel peggiore degli incubi. Un anno dopo, a migliaia di chilometri di distanza, Emma è ancora ossessionata dall’immagine di quella culla vuota, e continua a isolarsi sempre di più dal resto della famiglia. Che ne è stato di Sam? È ancora vivo? Si è trattato di un rapimento o di qualcosa di più inquietante? Cos’è successo davvero quella notte?

Altra autrice Jane Shelmilt conosciuta per puro caso. Questo suo romanzo ha avuto per me lo stesso effetto che un pugno nello stomaco può avere. L’autrice inglese, tra le altre cose ottimo medico, è stata in grado di mettere a nudo le reali situazioni e punti deboli che vengono a crearsi all’interno del nucleo familiare. Senza paura ne peli sulla lingua ha messo nero su bianco, con una maestria degna del migliore scrittore sulla piazza, la questione familiare probabilmente come pochi hanno fatto fino a ora. Una storia che non può non colpire il lettore, quest’ultimo catapultato in una dimensione che probabilmente conosce bene. La narrazione in prima persona non può non esasperare quella realtà familiare che in un lampo viene ulteriormente messa alla prova da un fattore esterno cui nessun genitore dovrebbe mai essere protagonista. Nucleo familiare e pochi personaggi esterni fanno si che le disattenzioni siano ridotte al minimo. Un thriller, psicologico perché no, studiato fin nei minimi particolari. La voglia di far conoscere il suo lavoro, quello di medico, è alla base, secondo me, del romanzo. Un’attività lavorativa che assorbe molto tempo alla protagonista di questo scritto tanto quanto accade all’autrice, cosa che lascia una domanda che resta spesso insoluta. Carriera o famiglia? La voglia di primeggiare da parte sua, mi riferisco alla protagonista di questo romanzo, non gli permette di valutare bene le priorità, in primis quelle sentimentali. Un plauso va alla Shelmilt, un’autrice coraggiosa capace di mettersi a nudo mettendo nero su bianco le paure, i difetti, la voglia di essere protagonista e perfetto membro di una famiglia che va a cozzare inevitabilmente con quel ritmo imposto dalla nostra società sempre più veloce da far perdere di vista le reali priorità della vita.

Punteggio:

Armando

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