Gilles Pécout – Il lungo risorgimento

Partendo dalla celebre espressione attribuita erroneamente a Massimo D’Azeglio “L’Italia è fatta, ora van fatti gli italiani”, Gilles Pécout ripercorre il lento processo di costruzione nazionale dell’Italia a cominciare dalla fine del Settecento. Uno degli aspetti caratterizzanti di questa analisi è la scelta di evidenziare il peso reale del ruolo svolto dallo Stato, in stretto rapporto con lo sviluppo dell’economia e con l’evoluzione delle gerarchie sociali, mettendo dunque in discussione l’immagine di “nazione debole e senza Stato”. Il ricorso alla storiografia a partire dal XIX secolo e la sua rilettura in chiave ideologica mostrano che il cliché dell'”Italia debole” rappresenta una reazione nei riguardi di quella confisca dello Stato e dei valori nazionali fatta dal regime fascista piuttosto che un implicito effetto dell’incompiutezza del processo di riunificazione. Senza sottovalutare le fratture, i vari fattori di divisione e i limiti di un processo la cui importanza fino ai giorni nostri è comunque innegabile, Pécout ricostruisce le origini dell’Italia, evidenziando le prospettive politiche del gran dibattito storico italiano riguardo alle questioni dell’integrazione civile, culturale, economica e sociale del paese

Un saggio, questo dello storico francese Gilles Pécout, che ripercorre il periodo risorgimentale in maniera completamente diversa da quella che abbiamo studiato sui banchi di scuola. Lo scrittore prolunga di molto questa questione. Pécout, infatti, parte dall’ascesa francese di fine 700’ sulla penisola italica fino a conferirgli non prima del 1922, anno dell’arrivo del fascismo in Italia, la sua conclusione naturale. Il saggio è stato, e non poco, criticato da molto ed elogiato allo stesso tempo da altrettanti. Quello che emerge dal suo scritto è un tentativo, parere di chi scrive, di mettere ordine in un periodo storico tra i più confusi. Non solo confusi ma anche male interpretati e, sotto molti aspetti, tristi che questo nostro paese ha subito. Non ultimo il tentativo di Pécout di cercare di rendere semplice e fruibile a tutti questa sua ricerca che, nonostante davvero piena di avvenimenti, protagonisti e comparse, non è assolutamente difficile da seguire. Si riscontra una semplicità nella collocazione delle azioni, spiegate magistralmente dallo scrittore, e molti riferimenti storici – letterari che in altrettanti altri casi sono stati relegati in una sorta di dimenticatoio. Libro questo che naturalmente non è da considerare un credo assoluto, ci mancherebbe. “Il lungo risorgimento” di Gilles Pécout getta di certo le basi per poter riaprire il dibattito risorgimentale. Un dibattito questo troppe volte affrontato con una sufficienza che non è consona a un periodo che ha segnato l’intera penisola italiana.

Punteggio:

Armando

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