George R. R. Martin – Il trono di spade

In una terra fuori dal mondo, dove le estati e gli inverni possono durare intere generazioni, sta per esplodere un immane conflitto. Sul Trono di Spade, nel Sud caldo e opulento, siede Robert Baratheon. L’ha conquistato dopo una guerra sanguinosa, togliendolo all’ultimo, folle re della dinastia Targaryen, i signori dei draghi. Ma il suo potere è ora minacciato: all’estremo Nord la Barriera – una muraglia eretta per difendere il regno da animali primordiali e, soprattutto, dagli Estranei – sembra vacillare. Si dice che gli Estranei siano scomparsi da secoli. Ma se è vero, chi sono quegli esseri con gli occhi così innaturalmente azzurri e gelidi, nascosti tra le ombre delle foreste, che rubano la vita o il sonno a chi ha la mala di incontrarli?

È questa la saga epica moderna per eccellenza. George Martin ha creato un mondo in cui vari popoli interagiscono tra loro in un apparente stato di tranquillità e cooperazione. Una miriade d’intrecci tra famiglie, casati e personaggi prenderà vita trascinando il lettore in un mondo lontano e bizzarro sì ma molto più vicino al nostro di quello che si possa pensare. È infatti quello che trapela sin dall’inizio. Giochi di potere, tradimenti, una voglia incontrollata di primeggiare praticamente da parte di tutti i personaggi si vanno a mescolare nel quadro generale del regno. Regno governato si dà Robert Baratheon ma che tutti agognano a parte uno: Eddard Stark, amico e fedele alleato del Re. L’unico dalla sua parte e disinteressato a quel regno che lui stesso considera troppo vasto e con popoli troppo diversi tra loro per poter essere governato e gestito da un solo individuo. Sembra quasi che lo stesso autore abbia preso spunto da quell’unità d’Italia, andata in scena nel XIX secolo, che possiede molte delle caratteristiche della saga da lui creata. Nel proseguo della lettura, veloce e scorrevole, si riscontra un grosso problema che mette in difficoltà il lettore stesso. L’aver inserito al suo interno tamti, forse troppi, personaggi tutti buoni per la parte del protagonista, con una storia ben definita, usi costumi e quant’altro, rende difficile seguire per bene tutte le storie. Nel mentre la lettura prosegue il lettore è costretto più volte a fare passi indietro per cercare di ridefinire il carattere di un personaggio che ritorna prepotentemente al centro del racconto. È questo uno dei problemi più grossi della saga. Saga che tutto sommato è davvero ben strutturata, avvincente come poche del suo genere in quest’era moderna. Una di quelle poche saghe che per la sua complessità e la caratterizzazione di tutti i personaggi presenti ha meritato a pieni voti la trasposizione sul piccolo schermo. Sarebbe stato impensabile una produzione cinematografica. L’opera di Martin è di proporzioni così mastodontiche che ha trovato terreno fertile in quella serialità televisiva che ha consacrato un’opera già di per se lodata su carta.

Punteggio:

Armando

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