Edgar Allan Poe: lo scrittore incompreso

Ne abbiamo sentito tante sul conto di questo sfortunato genio incompreso della letteratura dell’800’. Edga Allan Poe è stato, è lo è tutt’ora, un pozzo d’idee, padre di quel genere poliziesco tanto in voga ancora oggi. Non è solo questo naturalmente. Lo scrittore americano ha avuto il coraggio di esprimere il suo pensiero in un periodo storico che lo ha etichettato troppe volte come un diverso o, come ho già definito Pier Paolo Pasolini all’interno di questa stessa rubrica non molto tempo fa (qui: http://armandolazzarano.altervista.org/la-figura-pier-paolo-pasolini/) come un vampiro del suo tempo. Un incompreso, un diverso, un essere emarginato da una società che non ha voluto accettare il suo pensiero forse troppo distante da quello della massa dell’epoca. Vedere un individuo mostrare senza veli i propri mostri interiori, discutere con essi e cercare una soluzione a quel malessere di vivere, probabilmente in periodo storico che non sentiva suo, non era allora (e probabilmente non lo è tutt’ora) una condizione accettata dalla massa. Per quanto potesse fagli male questa emarginazione, Poe sembrava non curarsi del mondo che lo circondava. Perché? Perché era troppo preso dal voler risolvere probabilmente il problema derivante da quel pensiero che lo distaccava volente o nolente da tutto ciò che lo circondava. Scrivere prevalentemente in prima persona racconti e romanzi è un modo, a mio avviso, per far emergere quella sorta di dimensione oscura che si cela all’interno di ognuno di noi. La differenza tra Poe e il resto del mondo è frutto di quella maschera sociale di cui ho parlato ampiamente all’interno di questa stessa rubrica. Mentre la società la indossava, innescando il meccanismo di standardizzazione, lui preferiva girare a volto scoperto. Quindi da qui il quesito: proporsi al mondo per quello che si è davvero è il problema? Sulle cause della morte a oggi aleggia il mistero. Il taciturno Poe, essere solitario pronto a confrontarsi prima con sé stesso e poi con gli altri è divenuto oggi una leggenda e non solo, a quanto pare, per le doti da scrittore che naturalmente non si discutono, ci mancherebbe altro. L’essere diverso, anche se purtroppo post mortem, è entrato di diritto in quell’olimpo aperto ai pochi che hanno avuto il coraggio di osare sfidando tutti e tutto in nome di quell’individualità che sembra non piacere a nessuno.

Armando

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